Attenzione! Se avete una licenza di porto d'armi o state pensando di richiederla, sappiate che la sola pendenza di un procedimento penale non può automaticamente farvi perdere il titolo o impedirvi di ottenerlo. Troppo spesso l'Amministrazione tende a negare o revocare il porto d'armi basandosi su un semplice "precedente" o su un'indagine in corso, senza un'analisi approfondita.
Una sentenza fondamentale del TAR Lombardia, Sezione I, 27/09/2022, n. 2067 ha messo un punto fermo: il giudizio di inaffidabilità deve essere supportato da una motivazione solida, che dimostri l'attualità del pericolo. Non basta il mero richiamo a una pendenza, soprattutto se il reato contestato è "neutrale" rispetto al rischio di abuso delle armi. Questo significa che l'Amministrazione deve valutare il vostro comportamento attuale e non può limitarsi a un automatismo. Se vi trovate in questa situazione, non arrendetevi: una difesa legale porto d'armi mirata può fare la differenza.Una delle situazioni classiche a cui può applicarsi questo principio è quello del marito denunciato per minacce o lesioni durante una separazione personale. Qualche volta l'innocenza è evidente ma - per la sola presenza della denuncia (magari con archiviazione - il porto d'armi viene negato. Questa è una sentenza che oserei definire straordinaria ma ciò non significa automaticamente che le Questure e Prefetture debbano cambiare le cattive abitudini. Tuttavia è un ottimo principio ed un'ottima argomentazione per difendersi e contestare un diniego di licenza. Tra l'altro, mi fa piacere che la decisione provenga dal TAR Lombardia che non è certo un TAR favorevole al poveretto che vuole andarsene a caccia o a sparare un pò di colpi al poligono!

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