Separazioni e Porto d'Armi: La Fine della Convivenza Non Basta
Molti detentori di armi credono erroneamente che, in caso di crisi familiare, basti formalizzare la separazione o interrompere la convivenza per mettere al sicuro la propria licenza di porto d'armi. La giurisprudenza amministrativa, tuttavia, è molto chiara nel smentire questa convinzione: ciò che conta per l'Autorità di Pubblica Sicurezza non è tanto lo status formale della coppia, quanto l'effettiva cessazione della conflittualità.Una recente pronuncia del TAR Sicilia, Sezione IV, 21/01/2025, n. 132 ha ribadito con forza questo principio. I giudici hanno evidenziato che "nemmeno la separazione legale o l'interruzione della convivenza eliminano automaticamente il pericolo se la conflittualità permane". Questo significa che se tra gli ex coniugi o conviventi continuano a esserci tensioni, litigi o denunce reciproche, il Prefetto può legittimamente revocare o negare il porto d'armi.La logica è preventiva: l'Amministrazione non deve attendere che accada l'irreparabile. La persistenza di un clima di astio, anche a distanza, è considerata un indice di inaffidabilità sufficiente a far venire meno quella "perfetta e completa sicurezza" richiesta per il possesso di armi. Dunque, chi si trova in fase di separazione deve essere consapevole che il semplice allontanamento fisico non "ripulisce" la situazione agli occhi della Questura se il conflitto di fondo non si è realmente placato.
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